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La città murata

Asola, individuata come podestaria maggiore, rientra nei possedimenti della Repubblica di Venezia dal 1440, anno in cui spontaneamente decide di annettersi alla Dominante, a cui rimarrà fedele fino al trattato di Campoformio nel 1797.

Con il concordato, che segna la fine della Serenissima, Venezia e i suoi possedimenti sino al fiume Adige passano sotto il controllo dell’Austria mentre i restanti, compreso il territorio asolano, vengono annessi alla neonata Repubblica Cisalpina.

Con la sua dedizione spontanea Asola gode di particolari autonomie e viene identificata come podestaria maggiore del distretto bresciano con status di “terra separata”, mantenendo da subito privilegi giurisdizionali e fiscali. Situata in un territorio di confine e dotata di un’imponente struttura difensiva, permetteva il controllo del fianco occidentale del dominio veneto.

Una fortezza dalla forma di quadrilatero irregolare, con cortina muraria intervallata da quattordici torri cilindriche prive di merlatura, una rocchetta interna, un fossato all’esterno e un terrapieno all’interno. Presente anche una rocca interna circondata da un fossato. Tre porte conducevano in città: Porta Fuori (poi Orientale), Porta Chiese (poi Occidentale) e Porta di Sopra (poi dei Mulini). Nel 1470 vengono costruiti tre rivellini per difenderle.

La sua importanza strategica e militare richiedeva un nutrito apparato politico amministrativo di controllo oltre che la presenza stabile di una guarnigione.

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