Percorso

Sorbara e i Tosio

Piccola località a pochi chilometri da Asola deve la sua bellezza al conte Paolo Tosio (1775-1843), collezionista e mecenate che donò la sua intera collezione d’arte e la sua biblioteca al Comune di Brescia, che nel 1851 aprì l’omonima Galleria, ora Pinacoteca Tosio Martinengo.

I conti Tosio, famiglia di origine veneziana, si stabilisce nell’asolano intorno alla metà del XVII secolo. Il latifondo con corte e palazzo, ove risiedono d’estate, è in frazione Sorbara di Asola mentre hanno dimora cittadina e salotto in Brescia.

Il conte Ottaviano (1746-1815), padre di Paolo, attivo e intraprendente, partecipa nel 1802 con l’abate di Asola Fr. M. Molino alla Consulta di Lione, dove i delegati della Cisalpina votano per la Repubblica Italiana, secondo la costituzione disposta da Napoleone. Sposato con Lucrezia Avogadro ha nove figli: Giulio Cesare, Giovanni Battista, Giovanni Francesco, Giovanni Paolo, Maria Giuseppa, Erminia, Girolamo, Teresa Giuseppa e Marta.

Dei figli, il più noto, è il figlio Paolo (1775-1842), studia legge a Pistoia e Bologna per poi essere chiamato a prestare servizio militare negli Ussari Cisalpini. Nel 1801 sposa la marchesa Paola Bergonzi di Parma. Entrambi dotati di notevole sensibilità romantica diventano l’anima di un prestigioso salotto bresciano formato da grandi personalità intellettuali.

Qui, grazie a rapporti di amicizia con Rodolfo Vantini, Luigi Basiletti, Bertel Thorvalsen e Ludwig Gruner, per citarne alcuni, riescono a trasformare la loro dimora bresciana in una sede di rappresentanza dove poter esporre le loro opere d’arte. Non si ha la certezza che la raccolta che si andava formando fosse destinata alla casa natale di Sorbara, al palazzo bresciano o alla nuova residenza in centro ad Asola, l’attuale Palazzo Schiantarelli progettato anch’esso come quello di Brescia dall’architetto Vantini.

Nonostante il loro nome sia legato alla città e ai suoi ambienti aristocratici, il legame con il piccolo borgo asolano rimane sempre forte e presente. Nelle lettere Paolina parla di “lunghe dimore nel villagio di Sorbara” dove “si balla, si suona, si grida“, descrivendo l’amore per la campagna “sento le garrule rondinelle, e qualche molesto rumore di vento, mi trovo però molto bene“.

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