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Cattedrale S. Andrea e S. Maria Assunta

La chiesa di Sant’Andrea e Santa Maria Assunta è la chiesa parrocchiale di Asola. Costruita a partire dal 1472 sulla base di un precedente edificio e consacrata nel gennaio del 1501, è un notevole esempio di architettura tardogotica lombarda e conserva numerose e importanti opere d’arte, tra cui spicca l’organo Antegnati con la cantoria e il pulpito, decorati dal ciclo pittorico di Girolamo Romanino dedicato alla storia della salvezza.

La cattedrale, cosìddetta perché dal 1696 al 1818 Asola ottiene il distacco dalla diocesi bresciana e l’estensione della giurisdizione dell’arciprete su alcune parrocchie circostanti, non fu sempre la chiesa principale della città. La precedettero la pieve di Santa Maria Assunta, eretta prima del Mille nel borgo di allora collocato a un chilometro dal centro attuale (con la sua demolizione nel 1564, il titolo passò alla chiesa maggiore) ed entro le mura la chiesa di Sant’Erasmo (nel 1890, con delibera del comune, trasformata in teatro). Nel 1377, al centro della fortezza, si diede inizio alla costruzione di una seconda chiesa gotica, dedicata a Sant’Andrea Apostolo. Rivelatasi troppo piccola per le necessità dell’abitato, il 18 marzo 1470 i deputati civici deliberarono di ampliarla. Nacque così il tempio attuale, che del precedente mantenne soltanto il presbiterio e il campanile.

Esternamente, la cattedrale è maggiormente visibile sul fianco destro, poiché la facciata è parzialmente nascosta dal tessuto urbano. Lungo la fiancata si riconoscono il transetto, l’orologio cinquecentesco, il campanile e l’abside: questi ultimi sono gli unici elementi sopravvissuti del più antico edificio. Notevoli, nel transetto, sono la monofora e l’oculo asimmetrico che la sovrasta. Le forme architettoniche sono tipiche del tardogotico lombardo, sia all’esterno che all’interno, con una pianta a tre navate.

All’interno, muovendo lungo il lato sinistro dall’ingresso verso il fondo, troviamo un affresco raffigurante un’Ultima cena di chiara ispirazione leonardesca a cui segue un complesso Monogramma formato dalle lettere del nome di Gesù (IHS) e di Maria (MA). Completa la cappella di Sant’Antonio la pala di Francesco Paglia Asola invoca l’intercessione di Sant’Antonio eseguita come voto cittadino per il pericolo scampato dall’esplosione della polveriera nel 1662. Segue la cappella del Rosario caratterizzata dalla pala di Palma il giovane (1628) dedicata alla Madonna del Rosario e la cappella Daina, nobile famiglia asolana i cui stemmi sono dipinti negli affreschi delle volte. Nel transetto si trova la cappella della Madonna, ornata da un polittico ligneo cinquecentesco, capolavoro di intaglio attribuito allo scultore Clemente Zamara, incorniciato a sua volta da una struttura del XVII secolo e da un altare in marmi policromi. Infine la cappella di Giovanni Crisostomo, patrono di Asola, che ospita il busto-reliquario del santo, ritratto in argento. Eretta a fine Seicento presenta decorazioni a stucco e una tela di Francesco Paglia dedicata alla Madonna del Carmine con i santi Ignazio di Loyola e Teresa d’Avila. Sul lato destro, sempre partendo dall’ingresso si trova la cappella di San Giuseppe ornata da una pala raffigurante l’Adorazione dei pastori di San Giuseppe di Giovanni e Bernardino da Asola. La cappella fu edificata in seguito al voto cittadino del 19 marzo 1516 quando la città uscì vincitrice dall’assedio dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo. Segue la cappella di Santa Barbara con la pala di Antonio Gandino dedicata al Martirio di Santa Barbara e a seguire la cappella dell’Immacolata Concezione con il policromo altare dove campeggia la tela Madonna col Bambino, san Giovanni Battista e santa Elisabetta di Lattanzio Gambara. Il presbiterio, sul maestoso altare maggiore barocco mette in mostra il Polittico della Madonna della Misericordia, capolavoro artistico del Quattrocento, attribuito al pittore cremonese Antonio della Corna. Composto da 27 tavole lignee di diverse dimensioni, prende il nome dalla tavola centrale della Madonna che allarga il manto per accogliere i devoti in preghiera.

 

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