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Cultura e storia

Palazzo Municipale

L’attuale facciata del Palazzo Municipale presenta due livelli: a piano terra un lungo porticato in bugnato con, nell’angolo inferiore a nord, l’elegante loggia veneta e al primo piano lesene alternate a finestre che riprendono il ritmo delle arcate sottostanti. Infine è riconoscibile un secondo piano con piccole finestrelle rettangolari.

In origine l’edificio era costituito da tre corpi di fabbrica distinti: Palazzo Pubblico, il Pretorio e l’Archivio. A rappresentare questa diversa architettura un dipinto esposto in Museo e datato 1792.

Nel quadro ad olio è possibile riconoscere la loggia del 1610 di Giovanni Battista Lantana, architetto progettista del Duomo Nuovo di Brescia. Lo spazio, pensato per l’abbellimento della struttura e lo svago della comunità, era necessario anche come accesso al magazzino dell’artiglieria situato al pian terreno dell’edificio. L’elemento edilizio ancora presente, aperto su due lati, è costituito da colonne in marmo bianco e lesene a sostegno di volte a crociera con quattro archi perimetrali e due archi diagonali.

Nel 1793, vista la necessità di costruire un nuovo Teatro e di ristrutturare il primo piano, si dà il via ai lavori per unificare i tre palazzi. L’anno successivo il progetto viene affidato all’architetto Antonio Zanetti. Il teatro rimane presso l’edificio comunale fino al 1887 quando per ragioni di sicurezza dovute ai frequenti incendi diffusi in tutta Europa viene chiuso e sostituito dal nuovo Teatro Sociale inaugurato nel 1891.

L’ampio spazio rimasto inutilizzato e collocabile oggi sopra la loggia e l’attuale Sala consiliare porta l’Amministrazione a indire un referendum per la sistemazione del palazzo che vede l’inizio nel 1915 prima con l’Ing. Giuseppe Alberti e poi con l’Ing. Ottaviano Clerici Bagozzi. A ricordare l’intervento la scritta sulla balaustra centrale dell’edifico “Maioris auspicium Italiae auctae aedes anno MCMXV” ovvero “Maggiore speranza all’Italia tempio fatto nel 1915”.

Durante la riqualificazione al piano terra vengono mantenute le botteghe mentre si modifica l’accesso al piano superiore, prima da Via Libertà, ora da Piazza XX Settembre attraverso un imponente scalone. Al primo piano trovano sede gli uffici comunali, la Sala delle conciliazioni, la Pretura, il Catasto, il Registro di censo e la Sala del Consiglio.

Sono gli anni dello stile Liberty riconoscibile nelle bellissime vetrate interne policrome che separano gli ambienti, nell’utilizzo di motivi vegetali negli stucchi e nei decori dei portali, nelle luci caratterizzate da sinuose linee in ferro battuto e nell’utilizzo del cemento per lo scalone.

Di gusto tardo ottocentesco resta la Sala dei Dieci con dipinti che riportano negli ovali date e nomi della storia asolana: anno 1276 (la data a cui la tradizione fa risalire la prima traccia storicamente documentata di uno stendardo con leone rampante); 1516 Riz. Daynus (assedio di Massimiliano I con la vittoria asolana e il capitan di ventura Riccino Daina); 1402 Bet. Zanone (uccisione di Giovanni Visconti e fuga del Carcano); 1843 P.Tosio (anno di morte del nobile asolano) per ricordarne alcune.

L’arredo ligneo, qui conservato, è l’originale dell’antica Sala del Consiglio databile alla metà del XVIII secolo seguendo la cronistoria dei dipinti dei rettori veneti esposti in Museo e dell’adattamento di alcuni ai nuovi formati e alle cornici. I dipinti in questione ornavano la Sala e l’elaborato decoro floro-fitomorfo delle loro cornici richiama le modanature delle panche.

 

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