Territorio

Chiese

San Rocco

In un’area abbandonata del vecchio castello, nel 1475, la comunità concede a Filipino Ferandi di edificare a sue spese una piccola chiesa dedicata ai Santi Rocco e Sebastiano invocati come protettori contro la peste.
Terminata nel 1479, viene consacrata nel 1506 e probabilmente distrutta durante l’assedio di Massimiliano I d’Asburgo nel 1516. La sua ricostruzione, in base ad un contratto a spese della comunità, avviene nel 1539 su progetto di Cristoforo Mantuano de Leno. L’edificio conserva ancora l’impostazione architettonica che ricorda, anche se in scala minore, S. Andrea di Mantova di Leon Battista Alberti.
Al suo interno opera l’artista Giovan Antonio De Fedeli, milanese abitante ad Asola, incaricato nel 1536 degli affreschi della volta a botte con finti cassettoni. Sempre dell’artista le cappelle laterali ad archi a tutto sesto, decorate a grottesche con medaglioni di profeti, cesari e re barbari; le candelabre delle lesene che scandiscono lo spazio delle pareti laterali e il Compianto nella lunetta dell’abside. Qui si riconoscono i moduli decorativi ed espressivi che richiamano i raffinati esempi del manierismo cremonese come l’omonimo del Pordenone in controfacciata nel duomo di Cremona.
Dietro l’altare la grande ancona settecentesca di legno intagliato e dorato proveniente dalla cappella Daina della Cattedrale, rimossa dopo la scoperta degli affreschi sottostanti.
Ai lati, a sinistra, la tela votiva per la peste del 1630. In alto la Vergine con il Santo Bambino, sotto di lei una nube di colore scuro, trapassata da un raggio di luce, che si va rischiarando. Nella parte inferiore, S. Sebastiano e S. Rocco nell’iconografia tradizionale. Al centro una targa in cui si leggono le date a ricordo della terribile epidemia e un primo restauro nel 1730, sullo sfondo l’immagine della fortezza di Asola vista da porta Chiese.
Nello stesso edificio una lapide ricorda i caduti di tutte le guerre dal 1848 all’ultimo conflitto, mentre in controfacciata la grande iscrizione che si legge nella parte mediana, sotto il leone rampante dello stemma asolano e il profeta Ezechiele, risale all’epoca del restauro operato dal mantovano Arturo Raffaldini con la collaborazione dell’asolano G. A. Margoni.
Al centro della vita religiosa di Asola nel periodo in cui durò l’interdizione della Cattedrale in seguito alla visita di S. Carlo Borromeo (1580) e con il venir meno nel tempo del culto dei Santi protettori dalla peste, la piccola chiesa di S. Rocco, sempre di iuspatronato della Comunità, venne poi concessa in uso all’Ospedale come chiesa e “per quelle occorrenze a causa dé funerali dé trapassati nell’Ospitale”.
Spogliata degli altari e usata in seguito, come deposito di carbone e in parte come rimessa dei carri funebri, ormai definita “oratorio privato dello Spedale civico” ha ritrovato, dopo attenti restauri e solo a partire dal 1940, la propria dignità con la riapertura al culto e come famedio. All’ingresso è infatti collocata una colonna in marmo sulla quale arde un minuscolo tripode a ricordo del sacrificio dei combattenti .
Resta tutt’oggi collegata, attraverso un passaggio coperto in cui è stata ricavata anche una piccola sagrestia su progetto di G. C. Pellegrini con accesso dietro la parete absidale, alla vecchia ala dell’ospedale.

 

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